Sharing economy in Italia da Airbnb a Blablacar, nuove tendenze


Auto, appartamenti, bici, l'economia della condivisione sta esplodendo anche da noi. Se ne discute il 1 dicembre a Roma nell'incontro Sharitaly organizzato a Montecitorio. Bologna e Milano capitali italiane del fenomeno. Fondamentale il ruolo delle amministrazioni pubbliche. E con l'Expo del prossimo anno le possibilità dovrebbero moltiplicarsi

Si fa occasionalmente, con chiunque, soprattutto con gli sconosciuti. È la sharing economy: indicata dal Time come una delle 10 idee che cambieranno il mondo, è un modello economico fondato sulla messa in condivisione, favorita dai social media, di risorse private. È il caso, per esempio, di Airbnb – piattaforma per l'affitto temporaneo di case e stanze – di Uber – app per prenotare corse in auto in città – e più in generale dei servizi di car, bike e persino di cooking sharing – la condivisione di auto, bici e cene, per cui c'è anche chi mette a disposizione cucina, pentole e abilità ai fornelli per ospitare altri individui a mangiare a casa propria, dietro compenso.

«Tra le diverse definizioni di sharing economy emergono alcuni tratti comuni- spiega Marta Mainieri, fondatrice di Collaboriamo.org ed esperta del tema, cui ha dedicato un libro - Collaboriamo! Come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi (Hoepli, febbraio 2013, pagg. 240) - Lo sfruttamento pieno delle ricchezze, la collaborazione tra pari, il fatto che i cittadini riescano ad essere allo stesso tempo viaggiatori e albergatori, finanziati e finanziatori, cuochi e ospiti. E poi la tecnologia, le piattaforme peer-to-peer, come fattore abilitante». Insomma: viva l'accesso ai beni – non più, o non solo, la loro proprietà.

Ma per cogliere davvero tutte le opportunità dell'economia della collaborazione bisogna approfondire, capire se si tratta di una moda passeggera e cosa abbia poi di diverso dal più semplice e tradizionale baratto – la risposta? Grazie alla Rete è possibile farlo in maniera diffusa, in una scala mai immaginata prima. Ecco le ragioni per Mainieri, con Ivana Pais, docente di Sociologia Economica, ha ideato Sharitaly. L'evento, alla seconda edizione, organizzato da Collaboriamo e dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, è il 1 dicembre a Roma, a Montecitorio, con un chiaro obiettivo: inquadrare il fenomeno e capirne le evoluzioni. Con un focus tutto italiano. Qui, infatti, siamo ormai al "tipping point"
 Bla Bla Car è una delle attività in piena crescita in europa sta offrendo opportunità che sono molto interessanti per chi vuole entrare in gruppo giovane. Sono state rese disponibili le seguenti posizioni lavorative in territorio nazionale e come prima sede Milano a cui è possibile candidarsi inviando il proprio curriculum vitae.

Il 2015, insomma, è la data chiave per la sharing economy in Italia. Perché ci sarà Expo e con la manifestazione – come spiegano i promotori di SharExpo – l'opportunità per i servizi collaborativi di crescere, proliferare e di trasformare Milano nella prima sharing city italiana. Stavolta, poi, anche la PA sta facendo la sua parte. E alla grande. «Con SharExpo – racconta infatti Pais – abbiamo messo insieme persone interessate al tema e abbiamo prodotto un documento regalandolo all'amministrazione di Milano. Abbiamo scritto proposte per regolare senza soffocare i servizi di sharing economy nell'occasione di Expo 2015. Il comune è stato molto ricettivo, ha seguito i nostri incontri come uditore, e ha redatto una bozza di delibera ora in consultazione pubblica, fino al sette Dicembre. Quindi – continua Pais – è nato un processo, su stimolo di una cittadinanza attenta, il comune l'ha rielaborato, l'ha fatto proprio, e poi l'ha riaperto ai cittadini». In sostanza: altro che Amsterdam. «La regolazione là l'ha prodotta il comune – conclude Pais – ma a porte chiuse».